Black Faith: l’oscuro mondo di “Nightscapes”! | (review: Marco Durst)

Black Faith Nightscape

13 anni di puro spirito, passione e voglia di emergere hanno portato i Black Faith a raggiungere livelli estremi; dopo numerosi cambi di line up, demo, singoli, album tributo, collaborazioni e successi come “Jubilate Diabolo”, raggiungendo infine la line up definitiva composta da Snarl (vocal/lead guitar), Attar (rhythm guitar) e Hyàkrisht (drum), la band di Pescara giunge ad un eccellente traguardo nel loro genere: “Nightscapes”, realizzato nel 2017 sotto l’ala della ‘Throats Productions’! Ben 11 tracce, oltre 67 minuti di energia ben radicata sul suolo del black metal che ogni membro della band porta dentro di sé; Un tributo alla ‘musica oscura’ privo di eguali, con sfaccettature che si accostano perfettamente ad ogni pezzo, ben delineato e con un percorso sonoro disegnato dalla penna delle proprie emozioni. Addentriamoci nel loro mondo!

Si accendono le candele di “Obsecratio” illuminando l’altare della musica: i primi roventi riff esalano pura e palese energia black, seguiti da un basilare blast beat sgorgante di adrenalinica scenografia sonora. I cancelli dell’album sono aperti!

Benvenuti tra le mura di “Culmination Of Injustice”, dove gli scream del frontman riecheggiano scivolando sulle ritmiche evidenziate di una band posseduta dallo spirito oscuro che inebria questo pezzo; 5:28 minuti di esilaranti momenti strumentali danno vita ad un atmosfera eccentrica e allo stesso tempo intensa e profonda.

Preghiera” fa da intermezzo al disco, espandendo la teatralità di questo percorso; il lieve lume di candela danza leggiadro sotto questo oscuro cielo canoro, man mano alimentato dall’ombrosità sonora della band.

La nebbia di “NeverEternal” si leva leggiadra intorno alle mura di questo castello sonoro; la ritmica lenta e ben strutturata apre i varchi in cui la voce del frontman si addentra, contornando questo dipinto musicale in maniera esemplare; un pezzo scritto con la penna dell’emotività della band.

Si procede con “In Total Disgust” tra i paesaggi tetri di questo imponente disco: l’essenza dei Black Faith viene fuori con questo pezzo, elegantemente strutturato e con sfaccettature sonore che lo rendono vivo; un elisir che rapisce l’ascoltatore, invitandolo a ricapitolare il pezzo già dopo il primo ascolto.

Throwback”è pura adrenalina: un mix letale con piccole dosi di heavy, death e thrash, mescolate nel grande calderone del black metal; a parer mio, la band, con questo pezzo si è superata! Un potente magnete che riesce ad attirare qualsiasi anima di ‘metallo’.

Gli italiani hanno inventiva e grinta da vendere: “The Shadowline” ne è la prova! Un muro possentemente elargito, con una struttura sonora degna del black metal più radicato ed una profonda energia che, come edera, si arrampica fino a coprire l’intera struttura.

These Corridors Spurts Blood” arriva come un uragano, spazzando via la quiete e dando il via libera al chaos! Adrenalinici riff e percussioni perfettamente delineati creano la base perfetta dove scorrono le vibrazioni di un infuocato basso, il tutto egregiamente riempito dalla corposa voce di Snarl.

Le pagine di “Nightscapes” si tingono di nero, sulle quali gli spartiti di sangue cantano le note di un album originale, composto dalla grinta, dall’anima e dal cuore dei Black Faith. La track per eccellenza che lascia un profondo segno nell’album, un segno non indifferente nella scena black.

Gli arpeggi iniziali di “Consecrabor” disegnano l’ingresso per il centro del pezzo, che attraversandolo ci si addentra in una ritmica calcata e non eccessicamente spinta, ma ben evidenziata dal timbro vocale del frontman e dalle lunghe note di una mordente chitarra che accompagna il pezzo in 7:30 minuti di percorso.

L’undicesima e ultima track dell’album è “Outro (Ghost Track)”: un ambient dai suoni lievi, quasi impercettibili, che dipingono un atmosfera surreale, con il gutturale più intenso e ansiosamente trasportante.

L’ennesima prova della grinta e inventiva dei Black Faith ci è stata data grazie a “Nightscapes”: un vizzo in avanti verso il futuro della band che, continuando di questo passo, arriverà ad ottenere risultati più che soddisfacienti nel suolo underground italiano e chissà, magari internazionale!

 

MARCO DURST

8/10

 

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