Capobranco – L’intervista ad una band emergente di Padova!

capobranco padova

Il Capobranco, gruppo Alternative Rock, super grintoso, che viene da Padova.

Formazione: Alex Boscaro (chitarra e voce ); Valerio Nalini (basso e voce); Enrico Carugno (batteria).

 

-Raccontateci un po’ la vostra storia e com’è nato il progetto della band.
E’ stata una cosa abbastanza naturale. Dopo diverse esperienze, ci siamo trovati in passato a fare parte per anni di un altro progetto musicale (The Vintage) con un quarto elemento alla voce e cantavamo in inglese. Il progetto ad un certo punto si è esaurito ma noi tre abbiamo continuato a suonare insieme e a gettare le basi di quello che in futuro sarebbe diventato il Capobranco senza sentire il bisogno di coinvolgere altri elementi. E poi la formula del trio ha un qualcosa di romantico che ci ricorda le grandi rock band degli anni ’70 come la Experience di Hendrix o i Cream. Ma soprattutto, abbiamo imparato che in meno si è e meno si litiga!

-Com’è nato il nome del gruppo?
Avevamo diverse idee, ma l’unica che ha convinto tutti subito è stata “Capobranco”: è d’impatto piuttosto diretto, si concilia bene con la nostra passione per i cani e non si può negare che trasmetta quel pizzico di arroganza… in totale contrasto con il fatto che siamo tre persone assolutamente miti! Anche per questo ci piace.

-Ci sono stati artisti che vi hanno influenzato particolarmente o a cui vi siete ispirati?
Ognuno di noi ha le sue influenze musicali e che tu voglia o no queste influenze vengono fuori in quello che fai. Alex è sicuramente l’anima più R’n’R del Capobranco, Valerio è fortemente influenzato dall’Alternative Rock degli anni ’90: Jane’s Addiction, Red Hot Chili Peppers, Pearl Jam ecc. Enrico invece è l’intenditore della band: ascolta di tutto, cercando di essere sempre aperto a nuovi generi  e frequentando musicisti più esperti per attingere nuove idee dalla loro cultura musicale. Questo è utilissimo perché ci porta nuove contaminazioni e ci sfida ad essere più originali.

-Qual è la maggiore fonte di ispirazione per i vostri testi?
Le esperienze di tutti i giorni, nelle loro infinite sfaccettature. Per questo, pur mantenendo in generale un tono piuttosto ironico, gli argomenti trattati sono molto diversi tra di loro. Per esempio ci sono canzoni che parlano di musica (“Il rock è fuori moda”), di un amore finito male (“Miele di vespa”), della società che ci circonda (“Benvenuti nel grande zoo”) o del traffico creato dai trattori agricoli (“Ad un tratto”). Ovviamente cambia la profondità dei temi trattati e alcuni sono più superficiali, altri più intimistici: uno specchio della nostra quotidianità.

-Come vi rapportate con il pubblico durante i live?
Non si può dire che siamo di molte parole durante i concerti. Al contrario, cerchiamo di non lasciare spazi vuoti tra i pezzi e usiamo delle tracce registrate per introdurre l’atmosfera adatta al brano successivo. Il modo in cui cerchiamo di comunicare a chi ci sta guardando la passione per quello che stiamo facendo è l’approccio fortemente fisico che abbiamo durante i nostri show. E dobbiamo dire, non senza soddisfazione, che questo viene notato.

-Raccontateci l’esperienza più negativa che vi è successa durante un concerto. Quella più positiva?
Alla presentazione del nostro primo album c’era molta attesa, sapevamo che sarebbe venuta parecchia gente e avevamo curato tutto nei minimi dettagli, dalla presenza scenica alle sonorità, facendo un soundcheck lungo e certosino con il nostro fonico di fiducia. Il concerto inizia alla grande, ma dopo due canzoni Alex rimane di colpo completamente afono! Abbiamo dovuto sconvolgere tutti i piani, tagliando pezzi dalla scaletta e facendone cantare alcuni a Valerio, un disastro totale. Non era mai successo e per fortuna non si è più ripetuto.

Per quanto possa sembrare banale, l’esperienza migliore si ripete ogni volta che nel pubblico trovi chi conosce a memoria i tuoi pezzi e li canta con te. E’ qualcosa di veramente speciale, perché ti richiama in un istante il senso di quello che stai facendo.

-Avete un episodio particolarmente divertente che vi fa tutt’ora ridere?
Ce ne sono tanti! Potremmo parlare di quando Alex ha messo nel furgone benzina al posto del gasolio, ma forse è ancora meglio quanto successo dopo un concerto a Cuneo. Era stata una bella serata e dopo lo show siamo rimasti a fare un po’ di festa con il pubblico e il proprietario del locale. A fine serata il gestore ci stava facendo strada verso l’albergo, era davanti a noi quando… è stato fermato dalla polizia! Nel panico più totale, ci siamo imbucati nella prima via a disposizione chiedendoci cosa fare. Per qualche ora abbiamo provato a rientrare in contatto con lui, senza successo. Alla fine abbiamo dormito in furgone, ma abbiamo poi scoperto che a lui era andata decisamente peggio!

-Se riusciste a vedere attraverso gli occhi di un fan un vostro concerto, cosa pensereste di voi stessi?
Minc*ia che sudati! Però guarda che addominali il chitarrista…

-Quali sono i vostri progetti futuri e/o il vostro sogno nel cassetto?
Restiamo con i piedi per terra e fare, con ogni album, meglio di quello precedente lo consideriamo un successo. Diventare una realtà affermata nel panorama underground italiano è il nostro obiettivo: di questi tempi lo riteniamo un traguardo tanto difficile quanto sufficientemente ambizioso.

 

Per sapere di più sui Capobranco:

Grazie Capobranco, per questa intervista è tutto!

STAY ROCK 😉

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