Corpus Diavolis: la liturgia sonora di “Atra Lumen” | (review: Marco Durst)

Corpus Diavolis

Otto anni di carriera sono bastati ai Corpus Diavolis  per dar luce alla loro fama di blackster; Dopo inimitabili lavori come “Revolucia” (2010) e “Entheogenesis” (2013), le nubi nere dell’ occult black metal provenienti da Marsiglia (Francia) tornano a velare il cielo del suono con il loro ultimo ‘bambino’: “Atra Lumen”! Come nei precedenti progetti, i quattro pionieri dal nero sangue concentrano la loro estrema energia per dar vita al loro stile, miscelando ancora una volta temi come filosofia, occultismo e satanismo per creare una pozione magniloquente, versata poi in questo concentrato di energia sonora.

Si muovono lentamente le note oscure di “Revelations Before Dawn”: come tetre sagome incappucciate, s’innalzano dalle tenebre di un cupo black metal, sorreggendo il calice altisonante dal quale sgorgano ritmiche lente accompagnate da profondi riff dilungati, mentre il fosco oratore riempie l’atmosfera con i propri sussurri.

Alimentano d’intensità le fiamme nere di “The Ardent Jewel Of His Presence”: la forza oscura di un sound estremamente lineare aumenta l’amore per questo pezzo che, grazie ai roventi blast beat alternati a lente ritmiche ed una magistrale tecnica del basso, si accosta perfettamente all’ambient mentale che la band realizza.

La plumbea chiesa si illumina ai primi accenni di “L’Oeil Unique”: il sinistro coro introduttivo spalanca le porte alle tenebre, le quali accorrono per assistere all’unione di una leggiadra ritmica e un profondo cantato dinnanzi all’altare di un black metal oldschool; 5:54 minuti di trasportante liturgia sonora.

Il sacramento è stato effettuato, l’unione consacrata e il cielo si copre con un velo roboante e straripante di energia: “Signs Of End Times”. Un cuore pulsante di adrenaliniche ritmiche e piccole armonizzazioni, le quali riescono a dar vita ad un immagine ben delineata nella mente dell’ascoltatore; il pezzo più bello del disco.

La tavola imbandita di pietanze sonore, un banchetto musicale colmo di vivande altisonanti, sul quale scorre “Wine Of The Beast”: un vino rosso sangue che riesce ad inebriare gli animi degli ospiti, avvinazzando le proprie fantasie nelle quali rimbombano le tetre tonalità di questa track elegantemente elargita.

I rintocchi di un campanile lontano mostrano i primi segni di un cupo tramonto, sovrastato dalle corpose nubi di “Flesh To Flesh”: si muovono lentamente inghiottendo la luce diurna, mentre aprono il sipario di una notte che si prospetta gloriosa per questo eccentrico black metal, blast beat e scream degni di nota.

Si apre lentamente il tendaggio color tenebra di “Thy Glorification”: il black musical viene inizializzato da un prepotente riff che tinge l’atmosfera, nel contempo in cui le roventi ritmiche entrano nella scena, alimentando le scariche sonore che penetrano nelle menti e negli animi di un pubblico positivamente posseduto.

Si chiude questo cielo colmo di rabbia con “Sick Waters”: un pezzo straripante del black più originale che risveglia i ricordi del black scandinavo; attimi di tetra quiete alternati a blast beat spudorati, continuamente inneggiati da un frontman convincente che registra attimi di pura eccitazione canora.

Casto e incontaminato spirito metallico, degnamente disegnato su questa ennesima tela nominata “Atra Lumen”, perfettamente realizzata dai pittori delle tenebre Corpus Diavolis. L’ultima prova della loro bravura e del loro eccentrico ed originale stile risiede in questo album, completamente coperto da tetre venature che mostrano ogni singolo lato sonoro ed emotivo della band; Ennesimo successo per i diavoli francesi.

 

MARCO DURST

8.5/10

 

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