Digir Gidim: il debutto con “I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening” | (review: Marco Durst)

Digir Gidim

Preparate il vostro zaino emotivo, prendete la vostra tenda da campeggio e accendete una candela per illuminare il percorso, perché state per addentrarvi nella foresta oscura del black metal più radicato con “I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening”: il travolgente debutto dei Digir Gidim! Il duo, formato nel 2014 dal polistrumentista Utanapistim Ziusudra e dalla mordente voce di Lalartu, realizza questo profondo disco d’esordio sotto l’ala dell’etichetta ATMF (Aetenritas Tenebrarum Musicae Fundamentum); l’esoterismo, la cosmologia e la filosofia sono i temi centrali dei piccoli capolavori raccolti in questo album, nel quale si nascondono le radici di un ‘tetro’ progetto ben realizzato. Allora, siete pronti per incamminarvi nel bosco sonoro di questo disco? Andiamo.

La bestia di “The Revelation Of The Wandering” viene liberata nella foresta oscura di questo album; un cosmico black metal si posa leggiadro sulla boscaglia strumentale, egregiamente illuminata dal lieve bagliore della luna, nel contempo in cui il pesante blast beat ritmico si affianca a prorompenti riff, dando vita ad un atmosfera intimamente cupa, contornata dai profondi scream dell’animo oscuro di Lalartu.

Davvero inquietanti i sussurri vocali introduttivi di “Conversing With The Ethereal”, che sbucano dal tenebrore mostrando un corpo sonoro maledettamente possente, il quale perseguita l’ascoltatore spingendolo nel cuore di una track vigorosamente caliginosa, nel quale risiedono tetri colpi di scena ornati dal black sound più compiuto; impressionante l’eloquenza del frontman che riesce a dare un eccentrico tocco al pezzo.

Elegantemente strutturata l’imponente “The Glow Inside The Shell”, che dischiude il proprio guscio un pezzo alla volta, debuttando con lente percussioni e longilinee note distorte, per poi sgorgare in un cupo inferno sonoro, nel quale domina il classico e ardente blast beat; interessante lo svolgimento del pezzo che, grazie alla scenografia sonora che risiede in esso, riesce ad evidenziare ed enfatizzare innumerevoli atmosfere in 10:48 minuti di pura teatralità.

Sempre più corposi gli scream in “The Eyes Looks Through The Veils Of Unconsciousness”, che incidono dei varchi sulle cortecce degli arbusti circostanti, dai quali traboccano le trasportanti sonorità di un imponente black metal idilliacamente realizzato; pura emotività racchiusa in un pezzo sgorgante di energia, nel quale si cela una corposa struttura, ben radicata sul suolo oscuro di un ottimo sound.

Credetemi ragazzi, bastano queste quattro track ed una durata complessiva di ‘48 minuti per innamorarvi di questo ardente disco! “I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening” è il primo elemento spirituale, inerente all’Immortalità e alla Mutazione: l’immortalità di un sound rigorosamente fiorente, la mutazione emotiva che risiede in ogni singolo pezzo. Con questo debutto, i Digir Gidim hanno adagiato la loro capacità musicale sul letto di un probabile successo.

 

MARCO DURST

8/10

 

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