Killsorrow: anatomia di “Little Something For You To Choke” | (review: Marco Durst)

Killsorrow

Avete presente quelle band che prendono il cuore, l’anima, la mente?! Quelle band che riescono a rubare ogni singola cellula del vostro corpo per comandarla a ritmo della loro musica?! Bene, se avete voglia di entrare in questo afrodisiaco stato di trance, i Killsorrow sono la band che fa per voi! Formata a Cracovia (Polonia) la band contiene ben sei pionieri degni del loro nome, che senza timor alcuno e con una profonda conoscenza sonora, si fanno strada in questo globo musicale. I Killsorrow debuttano in maniera esemplare con “Little Something For You To Choke”: un album a dir poco eccezionale, con sonorità studiate e realizzate in maniera egregia, che catapulta la band tra i nomi più promettenti del prossimo futuro. Diamo un occhiata a questo ‘corpo’ baritonale!

Le prime note bioelettriche di “Heading Home” si infiltrano nel tessuto biologico del sistema nervoso, che grazie alla corposa ritmica meravigliosamente strutturata, costui viene impregnato di un mordente sound, sgorgando di dolce materia, spinta fuori dall’ imponente metal della band. Si va in trance.

Le funzioni psichiche cessano il proprio dovere, concentrando le loro trasmissioni su “My Way”: una scarica heavy iniettata direttamente nel cuore dell’intelletto, elargendo il proprio impero sonoro tra le pareti di una mente focalizzata sulle eccitanti movenze di questo pezzo.

Gli stimoli sonori di “Farmer’s Hands” vengono completamente convertiti in impulsi nervosi, prendendo il controllo del corpo che, al ritmo di un enfatizzante basso e un elettrizzante percussione degna del thrash più puro, diviene privo di comandi, sviluppando la propria mente. allietata dalla voce di un elegante frontman.

I neuroni impazziscono al suono di “Of A Weakened Soul”: un pezzo che ricorda vagamente i Megadeth, con sonorità delineate; la grinta di questa track incrementa drasticamente le difese immunitarie dell’anima sonora che risiede in ognuno di noi, impedendo un ‘infezione di noia’.

Esiste un canale che collega la mente al cuore, in questo caso chiamato “What We’re Praying To”: un elegantissimo pezzo strutturato in maniera maniacale, con una cadenza sonora monumentale; è da qui che passano i pensieri benefici che portano il carburante emotivamente energetico al cuore, pronto a battere a ritmo di questa track. Che sound ragazzi!

La prestanza metallica di “Revolution” riempie i vasi sanguigni straripando di eleganza, trasportando l’encomiabile sound dal distretto uditivo alla camera del cuore, dove l’eccellente tecnica strumentale della band viene fusa e plasmata per dar vita ad un esemplare emozione sonora come questa; un duetto tra due anime, contornato da un paradiso musicale.

I muscoli si contraggono ricevendo le informazioni sensoriali di “Little Something For You To Choke”, impedendo al corpo di compiere azioni dinnanzi a tale maestosità sonora; gli scream del frontman si insediano nel tessuto muscolare, spinti da un energica band che, con il loro thrash metal, aprono immediatamente i lucchetti dell’immobilità, dando vita a pesanti headbang.

Falling” penetra ancora più a fondo, scorrendo fluidamente nel tessuto osseo, irrobustendolo con una carica pentatonica priva di eguali; una struttura possente, eccentrica, ben evidenziata dai riff di un adrenalinico chitarrista.

Si va in piena fase ormonale ai primi accenni di “Buried Hopes”, guidata da un intreccio spirituale/vocale tra le due anime della band; un pezzo orientato verso il power metal, che grazie al suo vigore riesce a muovere qualcosa di più profondo , qualcosa di incorporeo, qualcosa che supera il tangibile e il materiale: l’anima.

Ed è proprio con la danza dell’anima che termina questo viaggio; “Angel’s Kiss” accarezza ogni singolo senso, dando luce a emozioni dettagliate e profonde: con i colpi di scena che la track regala, tra break e sinfonia, questo percorso diviene unico nel suo genere.

Se non avessi saputo che i Killsorrow avessero debuttato con questo album, avrei sicuramente pensato che questi ragazzi abbiano avuto un passato lungo anni per arrivare fin qui, fino a queste sonorità. E sinceramente stento ancora a credere che questi pionieri abbiano dato vita ad un disco esemplare come “Little Something For You To Chose”, debuttando in maniera estremamente ammirevole. Un album straripante di energia come pochi, con un sound che tocca l’apice della perfezione in questo genere, realizzato con l’anima e con le emozioni trasudanti dai cuori di questi ragazzi. Continuando di questo passo, i Killsorrow non avranno ancora molta strada da fare prima di varcare la soglia del successo. Poco ma sicuro!

 

MARCO DURST

9/10

 

Per saperne di più sui Killsorrow visita la loro pagina.

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