LorisDalì – L’intervista ad un cantautore emergente di Torino

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LorisDalì è un cantautore torinese dallo stile molto particolare. Con ironia e cinismo, è capace di raccontare in maniera molto interessante e creativa la realtà quotidiana.

 

-Raccontaci un po’ la tua storia e come la musica è diventata la tua passione.
La passione per la musica nasce ai tempi della scuola. Sai come funziona, metti su una band con i compagni di classe, inizi a fare qualche concerto alle feste e ti accorgi subito che ti piace stare sul palco ed esibirti davanti alle persone. Poi inizi a scrivere canzoni tue e vai avanti così. Nel frattempo ascolti, cambi gusti musicali sia in ascolto che nelle tue creazioni e ti modifichi. Insomma un percorso che tutte le persone appassionate fanno e, durante il tragitto, quello che era un passatempo diventa una passione e, con un po’ di fortuna e tanto impegno, magari si trasforma addirittura in un lavoro.

-Ci sono stati artisti che ti hanno influenzato particolarmente o a cui ti sei ispirato?
A dire la verità non mi sono ispirato ad altri per scrivere le mie canzoni. L’ascolto di artisti simili a me, come approccio musicale o per scrittura di testi, inevitabilmente mi è di influenza. Ascolti una melodia, una scena, un suono, un testo e, magari inconsciamente, scrivi tre mesi dopo qualcosa che è molto diverso e magari non ricorda nemmeno più l’ispirazione iniziale, ma ne è comunque figlia.

-Qual è la maggiore fonte di ispirazione per i tuoi testi?

Alcune volte parto con l’idea di scrivere una canzone “a tema”. “Migrante”, nasce da un racconto scritto da un altra persona, la scrittrice Mariagrazia Nemour. Oppure mi è capitato di scrivere canzoni e testi per colonne sonore. Ma la maggior parte delle volte scrivo prima tutta la melodia con gli accordi dopodiché, a volte anche dopo mesi, mi viene in mente la prima frase che calza a pennello e che mi suggerisce che la strada è giusta. Da li parte il viaggio con cui scrivo il resto della canzone. Spesso la prima strofa è casuale e capisco solo dopo averla scritta che quella melodia mi è arrivata mesi prima perché io ci scrivessi quella determinata storia.

-Come ti rapporti con il pubblico durante i live?
In questo momento la mia missione è portare le canzoni di Gekrisi il più possibile in giro per l’Italia, infatti voglio suonare ovunque sia possibile per fare in modo che sempre più persone mi conoscano e mi seguano negli anni a venire. E’ necessario se si vuole provare ad entrare nel mondo della musica senza passare da pericolose scorciatoie televisive. Al di là di questo, per indole adoro esibirmi dialogando con il pubblico prima, dopo e durante il concerto. Fa parte del tour conoscere chi hai di fronte, soprattutto in un paese come l’Italia dove spostandosi di città in città si incontrano abitudini e storie completamente differenti.

-Raccontaci l’esperienza più negativa che ti è successa durante un concerto. Quella più positiva?
E’ una risposta difficile perché in entrambi i casi non mi viene in mente un esperienza in particolare, ma una serie di episodi tra cui ho difficoltà ad individuare il peggiore o il migliore. Però per quello negativo posso citare l’ultimo in ordine di tempo. Mi sono esibito in un evento benefico prima dell’uscita del disco. Dopo un discorso iniziale molto efficace e sentito, il pubblico mi ha applaudito rumorosamente facendomi capire l’apprezzamento, per poi accingersi ad ascoltare con interesse e partecipazione il mio primo pezzo. Termino la mia introduzione e canto “Pregherò” di Celentano per iniziare la serata senza rischi: è un pezzo che ho fatto credo qualche migliaia di volte tra concerti, cene e feste tra amici. Però sbaglio completamente sia la tonalità che la sequenza degli accordi, quindi mi viene fuori una versione terribile, da denuncia. Il concerto stesso è un episodio positivo, sempre. Quando percepisco che il pubblico segue gli umori dell’esibizione, che si diverte, che mi segue. Quando dopo il concerto trovo persone che vogliono parlare con me della mia musica, dei miei testi. Tutto ciò, per un cantautore scalcinato e sognatore come me, è meraviglioso sempre.

-Hai un episodio particolarmente divertente che ti fa tutt’ora ridere?
Mi fa ridere ripensare a me stesso alla fine di ogni concerto. Ogni santa volta mi prometto solennemente:”Stasera finisco il concerto, due chiacchiere, saluto e vado a casa”, ma non capita mai!

-Se riuscissi a vedere attraverso gli occhi di un fan un tuo concerto, cosa penseresti di te?
Se fossi un uomo inizialmente penserei che LorisDalì mi sta un po’ sul c….o. Poi però mi accorgerei che, nonostante tutto, è un artista sincero, che parla di cose che lo riguardano, che racconta storie in cui crede. Qualcuno con cui mi farebbe piacere scambiare quattro chiacchiere. Se invece fossi una donna penserei che LorisDalì è un uomo molto interessante e vorrei assolutamente conoscerlo. In entrambi i casi penserei che appena finisce il concerto gli chiederò di farmi avere il suo nuovo cd “Gekrisi”.

-Dici sempre “le pagine migliori della biografia di LorisDalì sono ancora da scrivere”: cosa intendi con questa frase?
Ho iniziato a fare il musicista a tempo pieno da meno di due anni. Prima la musica era un passatempo, seppur un importante passione. Visto che non ho più vent’anni, ora devo correre e recuperare il tempo perduto. Questo vuol dire scrivere costantemente, far uscire un disco all’anno, suonare il più possibile in giro per l’italia almeno per i prossimi 3 anni. Per questo credo che nel futuro a breve farò sempre meglio. Dopodiché inscenerò una caduta involutiva volontaria, per poi scomparire nel giro dei 3 anni successivi. E mi metterò a fare il….. beh è troppo presto per parlarne..

 

Per saperne di più su LorisDalì:

Grazie LorisDalì, per questa intervista è tutto!

STAY ROCK! 😉

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