Nirvana “Nevermind”: Un ritorno al passato | (Review: Wolf89)

Nirvana Nevermind Review

Ore 20.00 partiamo.
Anno 1991, anno in cui il grunge prese possesso di tutta la scena musicale; anno in cui i Nirvana producono un’album che rimarrà per sempre nella storia della musica…parliamo di “Nevermind“. E’ necessario tornare a quando avevo 16 anni, a quando la rabbia esplodeva solitaria e si cercava un senso a tutto il misto che si amalgamava al malessere.

Nevermind si apre con “Smells like teen spirit“, un’ira funesta che fa intendere a tutta la scena musicale, quanta repressione, rabbia, schizofrenia e malessere si celino dietro ogni cantante…canzone che catapulta nell’universo l’infinito bisogno di essere ascoltati, mentre sul muro si disegnano assiduamente frasi di cui si cerca un senso.

Passiamo ora a “In Bloom“, canzone che ribalta la scena deprimente e la modella in un’assiduo mix di incomprensione, risposte trovate e voglia di rimanere solo in quello spazio temporale che non conosce limite…quello spazio che fa stare bene nonostante le orecchie sanguinino.

Nel frattempo la canzone finisce e ci si trova sott’acqua con “Come as you are“, che rimane, a parer mio, la canzone migliore dei Nirvana.
Canzone che, come tutte le altre, sa mischiare depressione, semplicità e ricerca dei propri dubbi, mentre uno strascico di rabbia  pervade e rende amorfo l’ascoltatore, con quella voce graffiante e quella batteria che continua imperterrita a battere nelle meningi cerebrali.

Tutto si ferma e passiamo all’assolo iniziale di “Breed” che  riesce a scatenare al massimo la voglia di spaccare il culo a questo dannato mondo, eccedendo, sembrando ridicoli, ma trovando, allo stesso tempo, la pace, mentre sguardi di stupidi incatenati ci giudicano e le nostre paure vengono sotterrate, abortite e ghigliottinate da salti e urla che sfogano il nostro animo.

A questo punto arriva la canzone, e dico LA canzone per eccellenza. “Lithium” è tra le mie orecchie ed io torno indietro a quando un tempo la ascoltavo e mi parlava di un ragazzo che era lo specchio della mia anima. Lithium riesce a trasmettere tutto il male che ci circonda e che ci fa soffocare, mentre nella mente scorre quella scena a rallentatore di Kurt che gira su se stesso e cerca, invano, di far capire ad un mondo sordo il suo dolore…ancora….ancora…ed ancora per 04.20 minuti che sembrano infrangere l’orologio che scandisce il tempo.

Per “Polly” non ho molto da dire. Forse sta ad indicare l’incomprensione che lo legava ad un’amore troppo difficile da comprendere.

Territorial Pissing” evoca nella mia mente una semplicissima scena: un cane che piscia per far capire che il territorio è suo. Possiamo immaginare, quindi, che in quella traccia, la sua bipolarità lo portasse già a comprendere la sua grandezza.

Anche in “Drain You” abbiamo questa consapevolezza. Possiamo dire essere una canzone che riassume in un’emozione il guardarsi allo specchio e vedere un uomo dal volto muto e senza occhi… una scena in cui è possibile cadere nell’oblio.

La festa va avanti con “Stay Away” e “On A Plain“, che scandiscono iperattività e delusione del proprio vivere quotidiano all’insegna del dubbio e del domani, paure che non lasciano mai il nostro cantautore.

E dopo tutto questo come finirà l’album ti chiederai? Un bell’assolo?
Un bel rombo di tuoni? No.
Something In The Way”  è un testamento dove si sente, assiduamente, la voce di Cobain tracciare una linea di depressione e sconfitta che tocca i nostri cuori. E’ un pezzo che ci permette di concepire l’oblio conscio in cui egli era immerso… una condizione che perdurò fino alla fine dei suoi giorni.

Spero che la mia recensione vi sia piaciuta!
Un saluto, Wolf89.

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