Obscura Amentia: l’essenza sonora di “The Art Of The Human Decadence” | (review: Marco Durst)

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Ogni singolo umano possiede delle piccole caverne nell’anima, caverne buie ed inesplorate nelle quali risiede l’essenza del loro essere, l’essenza dell’emotività e della vita. A volte ci si ritrova in questi tetri cunicoli, i quali spaventano l’anima e scombussolano gli attimi dell’esistenza, paura dovuta al fatto dell’inconsapevolezza di codeste zone; E se queste zone celassero i segreti della parte migliore di noi stessi? Gli Obscura Amentia sono penetrati in queste caverne con la torcia della loro fede, privi di pusillanimità e timor alcuno, trovando la realtà di se stessi, adottandola come arte; Ed è proprio dai meandri delle loro emozioni che viene partorito il loro ultimo disco: “The Art Of The Human Decadence”, sotto l’ala della Sliptrick Records. Dopo i due indiscutibili lavori “The Darkest Dream” (2010) e “Ritual” (2012), il duo black metal novarese, formato da Hel (frontwoman, vocal) e Black Charm (guitar, keyboard, bass), torna ad ammaliare i nostri animi con questo strabiliante lavoro, forgiato dal martello dell’unione spirituale e battuto sull’ incudine dell’emotività, partorendo l’eleganza fatta a musica.

Digrada lentamente la pioggia, accompagnando le note introduttive di “Ocean”: le ingenti nubi di questo psychedelic black lasciano cadere le proprie gocce di emotività sull’elegante struttura gotica di questo pezzo, scivolando lentamente sul freddo marmo di profonde sonorità, accompagnate dai magistrali scream di Hel.

Le acquose stille di “Entropy” penetrano delicatamente tra le travi del cuore, goccia dopo goccia, parola dopo parola, inondandolo di originali note, le quali si stagnano tra le pareti dell’anima, formando una lieve umidità tra le fessure del piacere; pura poesia.

I colori autunnali di “The Art Of The Human Decadence” lasciano sorgere un leggiadro stato di beatitudine nella mente dell’ascoltatore, dipingendo il quadro della distinzione sensoriale sul quale posa delicatamente il grido emotivo della frontwoman.

Il tetragono e furioso vento di “Agony” mostra la propria presenza, spazzando la quiete e l’impassibilità, trascinando con se un continuo blast beat che funge da dimora a riff altisonanti meravigliosamente evidenziati; l’estensione emotiva sottoforma di note.

L’alito della natura placa le sue sonore folate per dar spazio a “Broken”: un grigio arcobaleno che spezza la furia della tempesta, rendendo il tutto più vivido ed acquietando i demoni viscerali dell’anima; 3:22 di intermezzo ambientale profondamente scenografico.

Torna a battere inquietantemente il cuore nel cielo di “Apathy”, lasciando che qualche nitido spiraglio luminoso varchi le vaporose porte del soffitto terrestre, il quale sorretto da sonore travi portanti che tengono ben saldo questo mondo, radicato nel black metal.

Lo scroscio musicale torna ad elargire il suo impero con “Sentenced”, nutrendo le radici di imponenti ritmiche e purificando l’essenza di questo percorso sonoro; la track perfetta a descrivere un fantasioso paesaggio nell’ingegno dell’ascoltatore, trasportandolo in questo piccolo frammento naturale nel quale volare.

Si rassegna il dio della quiete ai primi accordi di “King”, che grazie alla profonda maestosità tecnica diviene la protagonista di questo oscuro paradiso tonante; una struttura corposa che riesce a conquistare ogni singola particella umana, alimentando la sua voglia di ascolto.

Ci si sveglia da questo sonno positivamente disturbato con la perfetta armonia sonora di “Ananke”: la stanza buia culla ogni singolo pensiero e preoccupazione, divenendo un rifugio spirituale nel quale far sonnecchiare i propri sensi, ristabilendo l’ordine delle cose, l’ordine dell’intelletto, l’ordine della propria anima.

A volte non serve prendere un aereo, un treno o una macchina per viaggiare; a volte basta sdraiarsi sul manto del proprio piacere, mettere su un disco e chiudere gli occhi: la musica degli Obscura Amentia sono il mezzo di trasporto perfetto sul quale attraversare interi continenti, a bordo di un mistico “The Art Of The Human Decadence”. Un album studiato nei minimi dettagli, in grado di penetrare nel silenzio, plasmarlo e renderlo univoco alle note di questa musica. Un viaggio senza confini.

 

MARCO DURST

8.5/10

 

Per saperne di più sugli Obscura Amentia visita la loro pagina.

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