Project-TO – L’intervista ad una band emergente di Torino!

project-to torino

Project-TO, band di Torino Electronic/Big Beat/Techno/Dark-Ambient davvero originale con un sound molto particolare.

Formazione: Riccardo Mazza (sperimentatore e studioso del suono); Laura Pol (fotografa e videomaker); Carlo Bagini (tastierista e pianista).

 

-Raccontateci un po’ la vostra storia e com’è nato il progetto della band.
La nostra è una storia particolare. Io ho cominciato verso la metà degli anni 80 lavorando su progetti di tipo elettronico-pop-progressive per proseguire come producer e sound engineer fin verso la fine degli anni 90’. Poi negli anni 2000 ho iniziato una serie di ricerche sonore partendo dalla sperimentazione sul suono spazializzato da cui ho realizzato le librerie Renaissance sfx, una raccolta sonora per il cinema e la televisione che ho registrato in giro per il mondo con tecniche microfoniche appositamente create per catturare il suono tridimensionalmente  e codificarlo in Dolby Surround, per proseguire con sperimentazioni nel campo della psicoacustica come il modello che ho sviluppato nel 2002 della simulazione sonora delle onde del sonno. Ho lavorato poi allo sviluppo di algoritmi matematici interattivi che ho utilizzato per lo più per  installazioni in ambito arte contemporanea. Dal 2006 fino al 2015 mi sono dedicato principalmente alla progettazione di percorsi di tipo immerso emozionale in ambito museale ed è in quegli anni che ho incontrato Laura Pol che si occupava di fotografia e video per mostre e musei. Nel 2015 abbiamo deciso di dar vita ad un progetto autoriale che potesse far interagire il sound con il visual, così abbiamo iniziato a lavorare al progetto, io per le musiche e Laura per i film, con anche l’idea di creare delle performance che trasformino lo spazio in cui vivono generando Live differenti ad ogni esibizione. Carlo Bagini, che arriva dalla musica classica e dal Jazz e che conoscevo già da tempo, si è poi unito al collettivo e il suo apporto si inserisce soprattutto nel contesto live.

 

-Com’è nato il nome del gruppo?
Volevamo dare l’idea di un progetto in divenire che avesse anche un collegamento con le nostre radici e il nostro territorio. Così il gioco di parole tra la parola progetto e la sigla TO di Torino. In inglese suona come project to.., cioé un progetto verso qualcosa, ma se lo si legge all’italiana diventa projecto. Noi amiamo chiamarlo invece project TO come appunto progetto Torino…

 

-Ci sono stati artisti che vi hanno influenzato particolarmente o a cui vi siete ispirati?
Ci ha ispirato molto il lavoro “Further” dei Chemical Brothers del 2010. Un progetto che si è sviluppato in parallelo ad una video story. Abbiamo trovato molto interessante il concetto di fondere il suono con l’immagine attraverso una storia che legasse tutto il lavoro, e siamo partiti da lì per sviluppare poi il progetto con la nostra visione.

 

-Qual è la maggiore fonte di ispirazione per i vostri testi?
Al momento non è previsto un vero e proprio intervento cantato, le voci utilizzate nell’album sono tratte da un contesto globale. In I hope ad esempio c’è una  frase di Hilary Clinton seguita da un intervento di Indira Ghandi al Parlamento indiano. Musicalmente al momento mi affascina di più  l’idea di utilizzare l’elemento vocale come una sonorità da esplorare e sperimentare all’interno dell’arrangiamento. La presenza della voce umana è comunque evocativa e ha valore simbolico, ed è forse questo l’aspetto che emerge.

 

-Come vi rapportate con il pubblico durante i live?
Project-TO nasce come un progetto live. Il percorso creativo, anche dal punto di vista della produzione, è inverso: prima abbiamo costruito le singole parti musicali e i video clip appositamente per essere utilizzati in un contesto live, e solo dopo le abbiamo riprese in studio producendo l’album e la video story collegata. Ciò fa parte del nostro rapporto col pubblico, volevamo recuperare quell’emozione da condividere con chi ci viene a vedere, in un’esperienza sonoro-visiva “immersiva” che avviene interamente dal vivo. Ogni live è sempre diverso e diventa un momento unico di condivisione con le persone presenti.

 

-Raccontateci l’esperienza più negativa che vi è successa durante un concerto. Quella più positiva?
Il nostro è un live-set davvero complesso, costituito principalmente da 3 isole tecniche oltre al set di sintetizzatori, che si parlano tra loro trasmettendo codici di sincronismo, informazioni di controllo, segnali audio, video ecc. Se qualcosa va storto… Ecco ci fu un live in cui 5 minuti prima di cominciare tutto il sistema di sincronismo tra le isole tecniche non funzionò più (per ragioni ancora oggi oscure) e dovemmo controllare ogni elemento manualmente! Nessuno si accorse di nulla, tranne naturalmente noi che penso perdemmo qualche anno di vita. Riguardo all’esperienza più positiva non saprei indicarne una in particolare, ogni esibizione è stata per noi sempre emozionante ed unica.

 

-Avete un episodio particolarmente divertente che vi fa tutt’ora ridere?
Ci fu volta in cui fummo invitati ad esibisci per una serata inaugurale all’interno di un appartamento in centro a Milano. Adoro i milanesi perché fanno sempre le cose in grande, la serata era davvero molto trendy e portarono un impianto audio potentissimo che collocarono direttamente all’interno dell’appartamento, ancora oggi non so come fecero a trasportarlo fino al secondo piano, aveva due subwoofer più grandi del divano. Io non resistetti così spinsi il volume a manetta, fu fantastico la gente ballava in tutte le stanze e collocarono anche due potenti satelliti sul terrazzino così che si sentisse anche anche per strada, sentivamo vibrare il pavimento e le pareti, e sebbene quella sera fosse nottebianca dove tutti facevano festa e suonavano nelle vie, dopo una quarantina di minuti arrivarono i vigili allarmati e dovemmo smontare tutto in fretta… L’episodio mi ricorda un po’ i bei tempi di quando a 17 anni suonavo la batteria nelle cantine torinesi e regolarmente ci facevano sloggiare.

 

-Se riusciste a vedere attraverso gli occhi di un fan un vostro concerto, cosa pensereste di voi stessi?
L’idea scenica del nostro live è quella di rendere l’esperienza più simile ad una installazione audio visiva che ad un concerto in senso tradizionale. Cerchiamo di porre pochissima attenzione su di noi a favore di una scena visiva e sonora più avvolgente. Ad esempio non utilizziamo le luci da palco, ma portiamo noi una serie di fari che collochiamo a livello del pavimento e che sono controllati dal nostro stesso sistema in modo da ampliare la scena visiva in termini di colore e ombre in sintonia con le scene del video. Non abbiamo ad esempio fari puntati su noi ma preferiamo essere parte del video proiettandoci addosso parte della videoproiezione. Questa è la percezione che cerchiamo di dare e in effetti quando rivediamo le riprese dei nostri live riusciamo in qualche modo a immaginare la percezione che ne ha il pubblico e questo ci aiuta a migliorare.

 

-Quali sono i vostri progetti futuri e/o il vostro sogno nel cassetto?
Il progetto è duale ed è composto da due parti:  “The White Side” e “The Black Side”. Quello che stiamo tentando di fare è trovare una linea che possa unire il mondo “White”, che è più mainstream e quindi potenzialmente più aperto in termini di pubblico, a quello “Black” più scuro e più di nicchia, dove anche la parte visual collegata è più vicina ad un linguaggio di video arte. La nostra ambizione è proprio quella di riuscire a trovare un punto di bilanciamento tra i due mondi portando il nostro live in ambiti più strettamente culturali, come all’interno di gallerie d’arte o di musei e contaminare così la cultura della musica elettronica, che attira molti giovani e non solo, con altre forme d’arte della nostra cultura.

 

Per sapere di più sui Project-TO:

Grazie Project-TO, per questa intervista è tutto!

STAY ROCK! 😉

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