Red Moon Architect: il gotico inverno di “Return Of The Black Butterflies” | (review: Marco Durst)

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Si celano profondi silenzi tra i paesaggi innevati: silenzi per l’orecchio umano, che entrano nel profondo, e che una volta toccate le corde dell’anima diventano leggiadri suoni spirituali, capaci di inebriare la mente, offuscando la negatività e dando spazio al paradiso dell’essere; i Red Moon Architect si celano dietro quei silenzi. Da ormai cinque anni i venti gelidi della Finlandia trasportano le note di questa band, dando modo alle nostre emozioni di viaggiare in lavori come “Concealed Silence” (2012) e “Fall” (2015), fino ad arrivare a quest’ultimo capolavoro della scena Doom Metal nordica: “Return Of The Black Butterflies” (Inverse Records). Il soffio del vento del nord spinge quest’album tra le vette innevate di un paradiso sonoro, dando vita ad un disco profondamente doom, con piccole venature death e duetti vocali privi di eguali. Immergiamoci in questo mondo!

Si posa lentamente “The Haunt” sulla neve fresca di questo gelido album, sulla quale le prime impronte di un ambient orchestrale eccezionale vengono lasciate con estrema delicatezza, mentre ci si addentra nella candida foschia bianca di un paesaggio completamente innevato e desolato.

I primi tocchi di chitarra di “Tormented” accupiscono il tetto del mondo, nel contempo in cui i primi fiocchi cominciano a scendere lentamente, accompagnati da un misericordioso Doom Metal con ritmiche agiate e corpose, laddove il growl duetta con l’eleganza femminile, dipingendo un quadro dolcemente gotico e dando vita ad un emozione sonora magnifica.

Il cuore pulsante di un gelido inverno sgorga di emozioni con “Return Of The Black Butterflies”: soffia il vento artico tra gli alberi spogli, anneriti dal freddo glaciale di queste agghiaccianti sonorità, la cui ritmica da vita ad un solco nella neve, in cui la sobrietà dei riff e cupe atmosfere tengono per mano il profondo growl del re di ghiaccio.

Il respiro diventa affannoso e l’accecante bagliore del bianco innevato apre le porte della mente, nella quale “Journey” fa il suo ingresso esemplare, nel contempo in cui la calda voce della frontwoman accende un fuoco in questa gelida grotta, in cui un elegante synth accompagna un emozionante cadenza sonora rigorosamente doom.

Danza lentamente la candela in questa caverna di oscure emozioni, nella quale ci si protegge dal freddo esterno, facendo emergere quello interiore con “End of Days”: 11:34 minuti di Funeral Doom accecante, nel quale il carrion dell’anima lascia muovere i pensieri tra le note di un ruvido viaggio musicale, narrato dalla buia voce di un frontman egregio.

Si raccoglie l’energia necessaria per uscire da questa caverna emotiva, andando incontro all’inferno innevato, accompagnati da “NDE”, la cui ritmica lenta e ben delineata apre gli occhi dell’anima e un leggiadro pianoforte alimenta il calore corporeo, trascinando le gambe tra questi corposi growl sommersi dalla neve, scomparendo nella foschia di questo paradisiaco inverno.

Un viaggio per nulla male quello proposto dai Red Moon Architect, che con il loro “Return Of The Black Butterflies” riescono a far emergere emozioni profonde, nascoste, quasi invisibili, impalpabili; grazie alla loro musica questo quadro sonoro si illumina alla perfezione, descritto in maniera esemplare da queste cadenze perfettamente realizzate nel loro genere. Un disco ottimamente realizzato e ben strutturato, che chi apprezzerà il genere non potrà fare a meno di ricapitolare più volte.

 

MARCO DURST

8.3/10

 

Per saperne di più sui Red Moon Architect visita la loro pagina.

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