Yattafunk: il funk-metal di “Yattafunk Sucks” | (review: Marco Durst)

Yattafunk Cover

L’unione di diversi stili e sonorità epocali ha dato vita ad una miscela sonora eclatante chiamata Yattafunk! La band funk-metal romana è puro anticonformismo testuale, nei quali non esiste un vero e proprio insegnamento o regola di vita, bensì solamente puro divertimento e situazioni prive di una struttura logica e morale… Ma è proprio questo che li rende maledettamente UNICI! Basta pensare che ogni membro della band possiede lo strepitoso nome in funk-style: Funk Norris (vocal, rhythm guitar), Arnold Funkenegger (guitar), Funk Travolta (drums) e Funk Spencer (bass); io già li amo! Il loro stile spazia dall’hard all’heavy, dal funk al rock più estremo; esemplari esperimenti che hanno dato vita ad un album originale intitolato “Yattafunk Sucks”: imponenti sonorità partorite dalle menti condivise di una band che sa il fatto suo, con straripante personalità, eccentrica originalità ed infinita ironia; in poche parole: INCOMPARABILI!

Cavolo, avrò sicuramente sbagliato album: i Primus! E invece no; il muro innalzato da un basso profondamente funky apre la sballosa “Yattafunk”, seguito da una struttura sonora colma di elettrizzante movimento, scatenato dalla voce spinta di un frontman unico.

I primi suoni sperimentali cominciano a mostrarsi con “Hell Yeah”: un rovente rock egregiamente suonato da una band che riesce a sprigionare energia da ogni poro, elegantemente accostato a giri di basso perfetti.

Continuano le corpose sonorità heavy rock con “Pullover”: una track straripante di scenografia sonora che si mostra dinnanzi agli occhi dell’ascoltatore, rendendolo schiavo di questo particolare genere, caratterizzato da arrangiamenti estremamente trasportanti.

La chitarra Hendrixiana apre le porte a “Leggins & Knives” con un enfasi unica: un pezzo dalla ritmica non eccessivamente spinta e perfettamente studiata che spazia tra diversi paesaggi sonori, varcando la soglia della fantasia.

Accattivante e alquanto singolare come titolo, ma è proprio con “Squirtnado” che l’album procede: in effetti la band non ha tutti i torti ad intitolare in questo modo un pezzo di puro orgasmo sonoro! Un funk-metal energico, con sfaccettature musicali meravigliosamente ben fatte e di inesorabile bellezza; Arrivati a questo punto, a parer mio, la miglior track dell’album!

Al contrario di ciò che state pensando, “Hallowed Be Thy Funk” non è un tributo ai Maiden o quant’altro, ma credetemi: di energia questo pezzo ne ha da vendere! Adrenalina heavy allo stato puro, concentrata in 5:13 minuti di sonorità.

Se avete qualcosa da ridire sui giri di basso della band, con “Hypocondria” verrà sicuramente tutto smentito! Credetemi, questo pezzo non possiede eguali; impossibile descrivere a parole, ma ascoltandolo potrete cimentarvi nella mente positivamente contorta degli Yattafunk e viaggiare nel loro fantastico mondo con questo pezzo.

Il disco non poteva chiudersi in maniera migliore che con “Mr. Ball (The Clochard Killer)”: un pezzo nel quale gli Yattafunk lasciano il loro timbro sonoro, elargendo il loro impero stilistico in un lavoro straripante di eccentrica vitalità musicale.

Questa band si è superata! Grazie alla loro originalità, gli Yattafunk hanno dato vita ad un album unico nel suo genere, gonfio di puro divertimento e con una struttura sonora e strumentale eccellente! “Yattafunk Sucks” è l’esempio lampante di un lavoro sincero, nel quale non ha dominato il bisogno di dettare regole di vita o di scrivere testi di meritevole importanza, bensì semplicemente la voglia di formare qualcosa che rimanesse impresso nella mente e nei cuori del loro pubblico, ribaltando elegantemente la regola del “più un testo da lezioni, più è interessante.”. Eccezionali Yattafunk!

MARCO DURST

7.5/10

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